Cleto Tomba

Nel 1917 si diplomò in scultura all’Accademia di Bologna. Pochi giorni dopo fu chiamato alle armi e rimase arruolato fino al 1920. Dopo il servizio militare si dedicò completamente all’arte; prima nel suo paese, Castel San Pietro Terme, e poi a Bologna, costretto dalle condizioni economiche a una vita molto grama. Insegnò saltuariamente all’Accademia, partecipò alla Biennali, si diede da fare con i monumenti, ma già sentiva che la grande statua non era il suo forte. In seguito, i suoi interessi cominciarono a concentrarsi sulle statuine: le sue «figurine» in terracotta policroma che a un certo punto divennero una scelta pressoché esclusiva. Le sue mostre, dal 1930 circa in poi, furono tutte di statuine. Le sue sculture sono l’effigie della vita quotidiana dei poveri e dei ricchi, sia seduti nelle panchine dei Giardini Margherita, sia in piedi a conversare.

Straordinari i volti, marcati da satirici effetti, dagli sguardi penetranti, dai musi arcigni, dalle mani nervose appena fuori dai proverbiali mantelli del tempo. Nel 1937 vinse per concorso la cattedra di Figura e Ornato Modellato al Liceo Artistico di Bologna. La modesta sicurezza dell’insegnamento aprì il periodo della sua maturità artistica: gli anni a cavallo dell’ultima Guerra. Nel 1957 Enzo Biagi ed altri lo convinsero ad allestire una personale alla Gussoni di Milano, mostra che riscosse ampi consensi. L’anno dopo, Tomba modellò le porte bronzee per il Monte di Bologna, la più nota delle opere pubbliche. Accademico di S. Luca nel 1960, per molti anni dopo il ’68, e fin verso il 1976, Tomba non modellò più figurine a tutto tondo; egli si dedicò per lo più a qualche bassorilievo, spesso di argomento sacro. Solo negli ultimi tempi, prima della sua morte il maestro riprese a modellare statuine con nuovo fervore.