Filippo de Pisis

Filippo Tibertelli, in arte Filippo de Pisis, nasce nel 1896 a Ferrara, nella città che vedrà affermarsi la Metafisica di Giorgio De Chirico e Carlo Carrà.

Stimolato dall’ambiente familiare di origine aristocratica, fin da adolescente Filippo de Pisis sviluppa uno spiccato interesse per le arti e la letteratura, che approfondisce frequentando dapprima il liceo classico e poi, dal 1916, la Facoltà di Lettere all’Università di Bologna, esordendo in campo letterario, con un volume di versi I Canti della Croara (1916). Nel periodo universitario Filippo de Pisis studia con molto interesse i poeti del tardo Ottocento e in particolare Verlaine, Baudelaire e Rimbaud e a Ferrara, sempre nello stesso periodo, conosce Morandi, Carrà, De Chirico e Savinio e tramite loro stringe rapporti epistolari con Soffici e Tzara.

A stretto contatto con questi esponenti dell’avanguardia internazionale, Filippo de Pisis decide di dedicarsi alla pittura trasferendosi da Ferrara a Roma nel 1920. A Roma, Filippo de Pisis trova ancora maggiori stimoli alla sua formazione artistica e letteraria frequentando i caffè letterari. Collabora alla rivista “Valori Plastici” e entra in contatto con intellettuali quali Cardarelli, Baldini, Barilli, gli scrittori della “Ronda” e Armando Spadini, dal quale dedurrà una maggiore luminosità della tavolozza e il recupero di modi secenteschi. Nel 1925 Filippo de Pisis espone a Roma alla Casa d’Arte Bragaglia e alla III Biennale romana, prima di trasferirsi a Parigi, dove vivrà fino al 1939. L’ammirazione per Delacroix e Manet si rifletteranno nella sua opera in un uso gestuale e immediato del colore e in brillanti accenti tonali. A contatto con il fervente clima artistico e studiando gli Impressionisti la sua pittura giunge alla piena maturazione. Filippo de Pisis viene attratto inoltre da modi e tecniche pittoriche di istantanea espressività, capaci di fissare fuggevoli stati d’animo, o d’inquietudine inafferrabile, aggiungendo, nei suoi lavori, una personale situazione psicologica in cui si coglie un senso di disgregazione e di disfacimento.

Nel 1926, Filippo de Pisis forma con De Chirico, Paresce, Tozzi, Savinio, Severini, e Campigli, il “Gruppo dei Sette”, dando vita alla “Ecole Italienne de Paris”, ed espone nella personale alla Galerie au Sacre de Primtemps con presentazione di De Chirico.

Filippo de Pisis continua intanto a mantenere forti legami con l’Italia, fino al 1944, anno in cui si stabilisce a Venezia. Il tema prediletto della sua produzione pittorica è la natura morta, al quale affianca, soprattutto dopo lo scoppio della guerra, il tema delle vedute cittadine, sviluppato in particolare nel periodo veneziano e terminato nel 1947 con un breve soggiorno a Parigi. Le immagini che Filippo de Pisis dipinge sono, più che disegnate, evocate e circondate da un continuo clima poetico, come risulta dalle vedute parigine, londinesi, dalle marine veneziane, dai nudi e dai grandi mazzi di fiori.

Nel 1949-1950, Filippo de Pisis aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro. Anche le opere del suo ultimo periodo (una lenta malattia lo consumerà in una clinica milanese) risentono di un’intensità poetica eccezionale, di una netta opposizione a ogni forma di classicismo, delle sue straordinarie doti di colorista che lo pongono fra i più grandi pittori contemporanei. Filippo de Pisis muore a Brugherio, in provincia di Milano, nel 1956.