Giacomo Balla

Giacomo Balla nasce a Torino il 18 luglio 1871. Già da adolescente Balla dimostra una predilezione per l’arte, avvicinandosi allo studio del violino, passione che abbandonerà per accostarsi alla pittura e al disegno. Nel frattempo il padre gli trasmette la passione per la fotografia, iniziandolo così ad una tecnica fondamentale per la sua formazione. Dopo gli studi superiori, decide di frequentare l’Accademia Albertina di Belle Arti dove conosce Giuseppe Pellizza da Volpedo, suo compagno di studi. Comincia ad esporre a Torino nel 1891.

Nel 1895 Balla lascia Torino per stabilirsi a Roma, dove abiterà per tutta la vita. Nella capitale egli è un avanguardista della nuova tecnica divisionista, e trova subito un buon seguito di allievi. Dal 1899 espone assiduamente alle Mostre della Società di Amatori e Cultori di Belle Arti, a Roma. Il 2 settembre del 1900 si reca a Parigi, dove rimane fino al marzo 1901. Nel 1903 conosce alla Scuola libera del nudo Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi. Nasce così un legame tra Balla e Boccioni che li condurrà verso strade diverse di ricerca sulla via futurista. Nel 1909 partecipa al Salon d’Automne a Parigi, e al Salone di Odessa.

Quando nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica il primo Manifesto futurista, Balla, Boccioni, Carrà e Russolo si presentano dinnanzi all’autore per unirsi al movimento. Nel 1910 escono il “Manifesto dei Pittori Futuristi” e “La Pittura Futurista – Manifesto Tecnico” che sanciscono tale adesione. È questo un passo fondamentale per portare avanti quell’esigenza di svecchiamento della cultura italiana, nonché per il mutamento pittorico di Balla. Partecipa a serate futuriste e nel 1914 comincia a comporre “parolibere”, a partecipare all’attività interventista del gruppo futurista (all’inizio del 1915 è arrestato insieme a Marinetti ed altri); pubblica inoltre il Manifesto “Il Vestito Antineutrale”.

Nel 1915, assieme a Depero, pubblica il “Manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo”. Negli anni della guerra mondiale Balla persegue l’idea di un’arte totale. E specie dopo la morte di Boccioni nel 1916 egli diviene il protagonista indiscusso del movimento. Le sue idee sono esposte in queste parole: «Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente». Progetta infatti le scene per Feu d’artifice di Igor Stravinsky nel 1917, balletto che va in scena al Teatro Costanzi di Roma. Crea anche arredi, mobili, suppellettili e partecipa anche alle sequenze del film Vita futurista presenziando assieme a Marinetti le riprese. Nell’ottobre del 1918 pubblica il “Manifesto del colore”, dove analizza il ruolo del colore nella pittura d’avanguardia.

Nel 1937 però Balla scrive una lettera al giornale “Perseo” con la quale si dichiara estraneo alle attività futuriste. Da quel momento Balla è accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione nel dopoguerra delle sue opere. Muore il primo marzo del 1958 all’età di ottantasette anni.