Giacomo Manzù

Giacomo Manzoni, in arte Manzù, nasce a Bergamo il 22 dicembre del 1908.

Fin dall’età di undici anni fa l’apprendista presso vari artigiani, fra cui un carpentiere e un intagliatore del legno, e in seguito ottiene il diploma in plastica decorativa all’Istituto Fantoni. Durante il servizio militare a Verona nel 1927 frequenta sporadicamente l’Accademia Cignaroli. Dopo un breve viaggio a Parigi nel 1929, Manzù si stabilisce a Milano, dove l’architetto Giovanni Muzio gli commissiona la decorazione della cappella dell’Università Cattolica svolta dal 1931 al 1932.

Nel 1932 Giacomo Manzù prende parte ad una mostra collettiva alla Galleria del Milione e viene pubblicata la prima monografia su di lui dall’editore Giovanni Scheiwiller. A onta di questi successi iniziali si ritira a Selvino, in provincia di Bergamo. Alla Triennale di Milano del 1933 espone una serie di busti che gli portano lusinghieri riconoscimenti.

Insieme al pittore Aligi Sassu con cui divide lo studio, si reca a Parigi dove visita il Musée Rodin. L’anno seguente Manzù tiene la sua prima grande mostra, insieme a Sassu, alla Galleria della Cometa di Roma. Nel 1939 inizia la serie di bassorilievi dedicata alle Crocifissioni sino al 1946 in cui si serve dell’iconografia cristiana per simboleggiare la resistenza alle brutalità del regime. Le opere, durante l’esposizione alla Galleria Barbaroux di Milano nel 1942, vengono messe sotto accusa sia dalla Chiesa, sia dallo Stato. Intanto Giacomo Manzù continua a guadagnarsi riconoscimenti ufficiali: venne nominato professore di scultura all’Accademia di Brera nel 1940, e il suo nudo di Francesca Blanc vince il Gran premio di scultura alla Quadriennale di Roma del 1942.

Trascorre gli anni della guerra a Clusone sopra Bergamo. Alla Biennale di Venezia del 1948 venne insignito della medaglia d’oro per la sua serie dei Cardinali iniziata già nel 1937. Insegna a Brera fino al 1954, e in seguito all’Accademia estiva di Salisburgo dal 1954 al 1960. Qui incontra Inge Schabel che diviene la compagna della sua vita; lei e la sorella Sonja diventeranno le modelle fisse dei suoi lavori. L’alta religiosità laica di Giacomo Manzù trova il suo culmine poetico nella Porta della Morte per San Pietro a Roma, a cui lavora, a Salisburgo, con alterne vicende dal ’52 al ’64. Una volta portato a termine questo incarico, Manzù si trasferisce ad Ardea, fuori Roma, dove lavora al terzo dei suoi portali, la Porta della Pace e della Guerra, per la chiesa di San Laurenz a Rotterdam dal 1965 al 1968. Dopo essersi dedicato per quasi un decennio al bassorilievo ritorna alla figura a tutto tondo e a temi più intimi come “Passi di danza”, i “Pattinatori” e gli “Amanti”. Ha anche disegnato scenografie e costumi.

Giacomo Manzù ha ottenuto molti riconoscimenti dalle istituzioni artistiche, compreso il titolo di membro onorario della Royal Academy of Arts di Londra. Nel 1979 fa dono della sua collezione allo Stato Italiano, e nei successivi anni vive a Londra e lavora ad Ardea. Non sono mancati a Giacomo Manzù i più alti riconoscimenti sia in Italia sia sul piano internazionale, dagli Stati Uniti alla Russia dalla quale ha ricevuto nel ’67 il Premio Lenin per la pace.
Il 17 gennaio 1991 Giacomo Manzù si spegne all’età di ottantatre anni.