Luciano Minguzzi

Luciano Minguzzi nasce a Bologna nel 1911 e si forma all’Accademia di Bologna, seguendo E. Drei per la scultura e G. Morandi per la grafica.

La sua ricerca si svolge nell’ambito di una figurazione densa di accenti espressivi ed esistenziali che, nel rapporto volume, massa, spazio, luce, offre soluzioni diverse ma sempre attente ai valori materici e strutturali (serie degli Acrobati, dei Cani, dei Guerrieri, dell’Uomo del lager).

Nelle opere del dopoguerra di Luciano Minguzzi, l’esempio di Picasso ha ulteriormente stimolato questa tensione vitale in termini di fisicità violenta e di intenso, gustoso racconto popolare. Da ricordare le forme compatte e dinamicamente articolate dei suoi Acrobati, dei suoi Contorsionisti e dei suoi corpi umani o di animali costretti o irretiti in gabbie e reticolati, come il Cane fra le canne in bronzo del ’50; dopo di che si apre una fase che, anche per suggestione della contemporanea scultura inglese, dà luogo alle apparizioni, svincolate da ogni verosimiglianza anatomica, di misteriosi Personaggi dalle laminari sagome dialoganti nel mutevole gioco delle ombre e delle luci ed ai labili equilibri degli Aquiloni volteggianti nello spazio.

Luciano Minguzzi riceve importanti riconoscimenti internazionali (Biennale di Venezia del 1950 e di San Paolo del 1951) ed esegue opere monumentali come la porta del duomo di Milano (1965) e la Porta del Bene e del Male per la basilica di S. Pietro a Roma (1970-77).

Nel 2012, a un anno dal centenario della nascita di Luciano Minguzzi, è stata allestita a Bologna presso la Fondazione del Monte una mostra antologica in cui sono esposti bronzi, legni e bozzetti dell’artista. La sua scultura è, sin dall’inizio, carica di capacità espressive e di possibilità narrative; rimeditazione degli antichi, suggestioni dell’ultimo Arturo Martini e influssi di Giacomo Manzù e Marino Marini confluiscono in un modellato tattile e istintivo.

Ciò che sorprende nelle opere di Luciano Minguzzi è che la loro polivalenza di suggestioni e significati si realizzi sempre senza titubanze formali. Il carattere della scultura respinge sempre il ricorso ad una materia che non sia strettamente fissata in un definito rigore.