Virgilio Guidi

Virgilio Guidi nasce nel 1891 a Roma.

Appassionato di geometria e disegno, Virgilio Guidi nel 1904 segue i corsi dell’istituto tecnico a Roma. Nel 1908 abbandona l’istituto tecnico per far pratica di pittura nella bottega del restauratore e decoratore romano Giovanni Capranesi. Nel 1911 comincia a interessarsi all’impressionismo francese e si iscrive all’Accademia di Belle Arti a Roma, nel corso di pittura tenuto da Aristide Sartorio. Per conto proprio studia le opere di Piero della Francesca, Giotto, Correggio e gli olandesi, Chardin e Courbet. Inizia a esporre nel 1915 invitato alla Mostra della Secessione romana; da allora, si susseguono le partecipazioni alle più importanti manifestazioni artistiche – Biennali di Roma e Venezia, Quadriennali di Roma, Sindacali del Lazio ecc.; in breve Guidi si afferma come un indiscusso protagonista della vita artistica italiana. Madre che si leva (1921), esposto alla Biennale di Venezia del ’22, nel solenne richiamo a Piero della Francesca costituisce già un sicuro punto di riferimento per il purismo, in via di elaborazione, di Donghi e Trombadori.

La volontà di spiazzare l’immagine in senso metafisico appare evidente in opere come Il dirigibile (1922), ma soprattutto In tram (1923, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), quest’ultimo acquistato nel 1924 alla Biennale di Venezia, capolavoro “metafisico” degli anni Venti e punto di riferimento per il purismo prima e per le nuove generazioni romane (da Di Cocco a Mazzacurati ai tonalisti). Alla fine degli anni Venti, chiamato a succedere a Ettore Tito alla cattedra di pittura all’Accademia di Venezia, Virgilio Guidi abbandona Roma. Particolarmente significative la partecipazione alla mostra “Dieci artisti del Novecento italiano”, allestita da Margherita Sarfatti all’esposizione degli Amatori e Cultori del 1927 (espone “Il pittore all’aria aperta”) e la sala personale alla II Quadriennale romana del ’35. In quest’ultima occasione formula in uno scritto alcune importanti considerazioni sulla pittura. Luce, forma e colore sono – e resteranno – un trinomio inscindibile, i soli strumenti idonei a esprimere un’idea della pittura che è sostanzialmente necessità di una nitida misura mentale. Virgilio Guidi reggerà inoltre la cattedra di pittura dell’Accademia di Bologna per ben 27 anni (1935-1962) ponendosi come saliente riferimento per l’intera cultura bolognese, figurativa e non, in sodalizio con letterati, intellettuali, storici e critici dell’arte, oltre che artisti: Longhi, Gnudi, Raimondi, Flora, Gatto, Corsi, Mario Pozzati, Mandelli, Arcangeli, Volpe, Cavalli, Azzolini, e altri ancora.

A partire dagli anni Cinquanta, le sue immagini, dalle aeree trasparenze cromatiche (soprattutto le Marine), volgono al raggiungimento d’una sintesi spazio-luce (Figure nello spazio, 1950) e di una semplificazione formale. Negli ultimi anni è assai ricorrente nei suoi dipinti la veduta dell’Isola di S. Giorgio a Venezia, caratterizzata da poche essenziali linee verticali e orizzontali e da una semplificazione del colore a favore della luce e della rappresentazione spaziale. Sono pure semplificati volti e sguardi, temi ricorrenti dell’ultimo periodo. Virgilio Guidi muore il 7 gennaio 1984 a Venezia. È unanimemente riconosciuto dalla critica come uno dei grandi maestri italiani del nostro secolo.